Tagliati 800 CCNL: restano solo i Contratti Nazionali più applicati

3 Aprile 2026, di Teresa Barone – PMI.it

Su oltre 1.052 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro depositati nel settore privato, solo 150 risultano effettivamente applicati nel comparto di riferimento. È il risultato della prima fase sperimentale di riorganizzazione dell’archivio nazionale CNEL dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, varata dalla Commissione dell’informazione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro su iniziativa del presidente Renato Brunetta. Gli altri 800 e più sono stati spostati nella sezione “altri contratti” perché coinvolgono meno dell’1% dei lavoratori del settore cui formalmente si riferiscono.

Solo 150 Contratti reali su oltre mille firmati

L’operazione mette in cifre un fenomeno noto agli addetti ai lavori ma mai reso così visibile: la quasi totalità dei lavoratori dipendenti privati è coperta da un numero ristretto di contratti. I 212 CCNL firmati dalle federazioni di CGIL, CISL e UIL rappresentano il 96,1% dei 14,7 milioni di lavoratori tracciati dai flussi Uniemens dell’INPS.

All’opposto, i 688 contratti sottoscritti da organizzazioni non riconducibili al sistema CGIL-CISL-UIL — né a UGL e Confsal — coprono complessivamente 267.851 lavoratori, pari all’1,8% del totale.

La concentrazione è evidente anche per settore: nella metalmeccanica, i contratti nella sezione principale dell’archivio scendono da 51 a 5, quelli con radicamento comparativo reale nel comparto.

Il criterio adottato nella fase sperimentale fissa la soglia minima all’1% dei dipendenti della categoria contrattuale di riferimento. Chi non raggiunge questa soglia non viene eliminato dall’archivio ma collocato in una sezione separata, accessibile ma distinta dai contratti di settore. L’operazione è liberamente consultabile sul sito istituzionale del CNEL.

La mappatura Uniemens e le ricadute sugli appalti pubblici

Per ogni contratto presente nell’archivio viene ora indicato il numero di aziende e di lavoratori cui si applica, elaborato attraverso i flussi Uniemens. La mappatura è raccordata ai codici Ateco e, secondo il professor Michele Tiraboschi — ordinario di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e consigliere esperto del CNEL — questo la rende strumento utile negli appalti pubblici, dove le stazioni appaltanti devono individuare il CCNL che le imprese aggiudicatarie sono tenute ad applicare. Una funzione con ricadute dirette sul dumping contrattuale: chi si occupa di vigilanza e controllo in materia di lavoro può verificare con maggiore immediatezza quali contratti hanno effettiva applicazione nel settore e quali no.

La soglia futura e i prossimi sviluppi

La sperimentazione in corso è esplicitamente pensata come primo passo. In una fase successiva la soglia minima potrebbe essere alzata fino al 5%, restringendo ulteriormente il perimetro dei contratti riconosciuti come contratti di settore. A regime, la riorganizzazione prevede anche schede contratto con contenuti normativi e retributivi, utili per esercizi di benchmark e valutazioni di equivalenza tra contratti diversi — uno strumento che interessa in primo luogo le imprese impegnate in gare d’appalto e i consulenti del lavoro che devono orientarsi tra contratti applicabili a platee simili di lavoratori.